Quale è “l’altra” celiachia?

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E’ chiamata anche Gluten Sensitivity ed è stata scoperta solo nel 2011 grazie al Centro di ricerca Celiachia di Baltimora, diretto dal Prof. Fasano, negli Stati Uniti. Essa si inserisce a pieno diritto tra le patologie correlate al glutine- croniche infiammatorie, che alterano il funzionamento dell’intestino, quali appunto la celiachia  (in cui l’elemento scatenante è il glutine le cui molecole contenute nei vari tipi di cereali, principalmente frumento, segale, orzo , farro e kamut, innescano nei celiaci una serie di alterazioni del sistema immunitario con gravi danni all’intestino tenue e perdita dei villi intestinali, dovuta quindi ad una autoimmunità glutine- indotta) e l’allergia al grano di frumento, dovuta ad un meccanismo essenzialmente allergico.

Alla base di tutto ciò vi sarebbe una predisposizione genetica ma i meccanismi immunologici sono diversi e non sempre chiarissimi come appunto nel caso della recente gluten sensitivity  la quale sarebbe basata sull’attivazione, indotta sempre dal glutine, dell’immunità alle sue molecole, ma in forma di sensibilità, non celiachia vera e propria.  Questa è la grande novità degli ultimi tempi.

Secondo le stime del Center for Celiac Research di Baltimora, il 6% della popolazione Usa, quasi 18 milioni di americani sono affetti da Gluten sensitivity. Per quanto riguarda l’Italia, il prof. Umberto Volta, presidente del Comitato scientifico dell’associazione italiana Celiachia ha stimato 500.000 celiaci mentre i pazienti che sarebbero affetti dalla cd. altra celiachia sarebbero almeno  tre milioni. Un dato impressionante, a cui stanno seguendo numerose ulteriori ricerche e studi epidemiologici a oggi comunque carenti data la recente scoperta.


Per lungo tempo coloro che rappresentavano al medico disturbi simili alla sintomatologia della celiachia, effettuando le analisi specifiche per valutare l’innesco autoimmune, risultavano negativi ai test, con la conseguenza di venire curati per sintomi e disturbi simili quali sindrome da colon irritabile, problemi psicosomatici, sintomi ansiosi- depressivi, sensibilizzazione a proteine del frumento o al massimo ritenuti possibili celiaci futuri.

Solo nel 2011 grazie al lavoro dell’istituto di Baltimora si è potuto accertare che anche a minori soglie di intolleranza esiste un problema che va curato ugualmente con una dieta senza glutine, al fine agire in maniera mirata circa la terapia e garantire così una sicura guarigione nel caso della sensibilità accertata.

I dati affermano che detta sensibilizzazione è diversa dalla celiachia perché quest’ultima è ineliminabile, dunque coloro che ne sono affetti dovranno per tutta la vita seguire un regime alimentare privo di glutine, mentre nel caso della sensibilità accertata, la dieta ne prevede comunque  l’esclusione ma vi è un margine di elasticità più ampio dato il carattere  di sola sensibilità e non di malattia vera e propria.

Pertanto le micro tracce di glutine, contenute nei vari alimenti hanno  meno importanza per chi è solo più sensibile. Tra l’altro la celiachia è malattia permanente, una volta insorta, l’unica terapia di mantenimento è rappresentata dalla dieta, mentre nel caso di sensibilizzazione non è detto che questa sia permanente; potrebbe essere transitoria.

Dunque come comportarsi? La prima cosa da fare, quando c’è un sospetto clinico è di escludere con certezza sia la celiachia che l’allergia al grano, mediante le apposite analisi. Se i valori sono negativi, iniziare, sotto osservazione e consiglio medico, una dieta senza glutine e proseguirla per vari mesi.

Se il paziente ha l’impressione di stare meglio quando riduce grandemente il consumo di glutine, si può allora iniziare un percorso più specifico dal punto di vista terapeutico, tenendo in considerazione che probabilmente c’è una sensibilità al glutine. Al momento questo è tutto quello che si può fare, in attesa che dal mondo medico specialistico ci siano fornite nuove linee guida grazie agli studi e alle ricerche che si sono avviate anche per la sensibilità e capire come gestirla al meglio.

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