Cellulite addio? Impara a cuocere i cibi nel modo giusto!

Nuove importanti informazioni su un tema che coinvolge e interessa moltissime donne: la cellulite. Durante lo scorso week end si è tenuto a Roma il Congresso nazionale della Società Italiana di Medicina Estetica e tra i temi affrontati si è naturalmente parlato anche di cellulite. Nello specifico, sembra che l’accumulo di fluidi non sia l’unico responsabile della sua formazione.

La cellulite dipende, in una certa misura, anche dal metodo di preparazione e cottura dei cibi. Infatti, hanno spiegato i medici durante il Congresso, dai metodi di cottura dipende la formazione degli Ages (ovvero Advanced glycation end products), complessi molecolari nati dalla fusione di glucosio e proteine che rendono i tessui cutanei rigidi e fragili, dando luogo all’odiata cellulite (oltre che alle rughe, ma questa è un’altra storia).

Come cambiare dunque le proprie abitudini nel modo di preparare i cibi? I medici sottolineano che non si tratta distinguere tra cibi buoni o cattivi, ma che la distinzione è data soprattutto dal metodo di cottura utilizzato.


Bisogna innanzitutto tener presente quali sono i cibi ricchi di Ages, ovvero la pastasciutta, la crosta del pane bianco, la carne cotta arrosto, il latte a lunga conservazione o quello fresco bollito, i dolci cotti al forno, le bevande light e i dolcificanti.

I cibi a basso contenuto di Ages sono le verdure e gli ortaggi, il latte fresco pastorizzato e, per quanto riguarda i metodi di cottura, i cibi cotti al vapore o a fuoco lento.

In parole povere, per contrastare la cellulite dovremmo seguire una dieta a basso contenuto di zuccheri, preferendo cibi crudi (ortaggi, frutta e verdura a foglia) o cotti al vapore, riducendo il consumo di alimenti industriali e troppo lavorati.
 
“Le scelte alimentari contribuiscono alla distribuzione del grasso in alcune aree del corpo e influenzano la struttura stessa dei tessuti, modificando la dieta si incide direttamente sulla qualità della pelle”, ha spiegato il chirurgo plastico Emanuele Bartoletti, presidente del Congresso.

“Il rischio”, ha continuato Rossi, “aumenta del 13% introducendo un milione di unità Age al giorno, in pratica l’equivalente di una fetta di torta o a 150 grammi di frittura o a 200 grammi di carne alla brace” e poiché “le conseguenze dell’accumulo di Ages nell’organismo non si vedono da giovani, ma cominciano a farsi sentire dopo i 35 anni”, è meglio prevenire che curare.

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