Vuoi abbronzarti? attento ai raggi nocivi!

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La voglia di mare, caldo e sole sta cominciando ad arrivare… e la mente vola già alle prossime vacanze estive. Come prepararsi al meglio, però, in questi mesi per ottenere un’abbronzatura perfetta e non far percepire il sole, al nostro corpo, come un temibile nemico?

La parola d’ordine fin dall’inizio è Protezione: è necessario conoscersi e conoscere le conseguenze, i prodotti e le reazioni per giungere ad un bel colorito di pelle: persistente e sano!

Ma cos’è l’abbronzatura? Il cambiamento di colore della pelle è dovuto all’aumento di rilascio della melanina (pigmento) da parte delle cellule del derma, in seguito all’esposizione di essa alle radiazioni solari.

La melanina è prodotta dai melanociti ed è utile per la sua azione protettiva rispetto ai possibili danni subiti. La pelle quindi, assorbe i vari tipi di radiazione, che possono essere naturali (i raggi del sole, quelli cosmici e i corpi radioattivi) o artificiali (lampade al quarzo e vapori di mercurio).

La radiazione solare viene in gran parte filtrata e assorbita dall’atmosfera terrestre; quella che riesce ad oltrepassare questa barriera protettiva naturale è composta da 3 tipologie differenti di luce:

luce visibile ad occhio nudo, per il 37%: non è pericolosa e non aggredisce la cute ma può provocare fastidiosi bagliori agli occhi.

raggi infrarossi, per il 60%: hanno un effetto termico e spesso vengono riprodotti artificialmente e usati a scopo terapeutico. La trasmissione di calore allo strato superficiale però, se eccessivo, può danneggiare la pelle per ipertermia e provocare sintomi come la vasodilatazione e la disidratazione cutanea. Il rischio che si corre dunque è il classico colpo di sole; la vasodilatazione può essere nociva per chi soffre di vene varicose

raggi ultravioletti, per il 3%: penetrano negli strati più profondi con un’intensità di riflessione e di penetrazione che aumenta proporzionalmente con la lunghezza d’onda, a seconda delle caratteristiche di un soggetto e delle zone corporee. A seconda della lunghezza d’onda, si suddividono in

U.V-A: lunghezza d’onda: 320 – 400 nm; hanno effetti ottimi sull’abbronzatura, anche se inferiori agli U.V-B, e moderati sul danneggiamento cutaneo. Vista la loro elevata lunghezza d’onda sono tuttavia in grado di penetrare in profondità nel derma distruggendo capillari, collagene ed elastina, provocando eritemi e danneggiando la pelle. Danneggiando le strutture di sostegno della pelle dunque, sono i principali responsabili dell’invecchiamento cutaneo, con la comparsa e accentuazione delle rughe.

U.V-B: lunghezza d’onda: 280 – 320 nm; hanno una capacità di penetrazione inferiore e non riescono a superare le strutture più superficiali della pelle ma, sono causa (maggiore rispetto agli U.V-A) dell’insorgenza di eritema e, dato che sono in grado di alterare il materiale genetico contenuto nel DNA, aumentano il rischio di tumori cutanei.

U.V-C: lunghezza d’onda: 100 – 280 nm; sono dannosi per la salute ma vengono trattenuti dalla fascia di ozono e per questo non hanno effetti particolari sulla pelle: il rischio di esposizione a questi raggi però, aumenta in alta quota.

I  raggi ultravioletti stimolano la neoformazione di melanina nell’epidermide (l’abbronzatura – funzione pigmentogena), hanno un’azione disinfettante a livello della cute, favoriscono la circolazione e l’attività dei globuli bianchi, stimolano la sintesi della vitamina D (quindi favoriscono il trofismo e l’accrescimento osseo); ma causano anche l’eritema / scottatura, che si manifesta con iperemia, rottura di piccoli vasi, bolle, edemi, fuoriuscita di liquido (coinvolge le cellule e i vasi dell’epidermide), l’invecchiamento della pelle, la proliferazione di peluria e, talvolta, la comparsa di tumori cutanei.

A tal proposito, la cute cerca di difendersi dai danni dei raggi ultravioletti mediante due reazioni: aumentando la quantità di melanina prodotta dai melanociti (abbronzatura) e ispessendo lo strato corneo che riveste l’epidermide.

Naturalmente se l’esposizione al sole è graduale, in ore adatte e distanziate, la pelle riesce a difendersi da sola dai danni sia immediati sia cronici; se invece l’esposizione è eccessiva o troppo dura e diretta, la cute diventa anelastica, giallastra, opaca e l’abbronzatura è solo temporanea. La “migliore esposizione generale per tutti” però, non esiste: ogni persona ha proprie caratteristiche e dovrà quindi comportarsi in modo differente nei confronti del sole e dell’esposizione.

E’ necessario perciò utilizzare creme solari che proteggano l’epidermide dagli effetti dannosi dei raggi ultravioletti (UV) provenienti dal sole, e che favoriscano nello stesso tempo l’abbronzatura. Tali prodotti fungono da filtri protettivi, che assorbono i raggi ultravioletti di tipo A e B, responsabili dell’abbronzatura e della produzione di vitamina D nell’organismo, ma anche di plurimi effetti negativi quali l’invecchiamento della pelle, la comparsa di rughe e riduzione di elasticità dell’epidermide, alterazioni del Dna cellulare e in questo modo, la generazione di tumori cutanei, anche maligni (melanomi).