Ipertensione in gravidanza: i consigli per prevenirla e curarla

Il periodo della gravidanza è uno dei più belli nella vita di una donna, sebbene alcune complicazioni possano rompere quella magia che si crea nei nove mesi di gestazione. Abitudini alimentari sbagliate, predisposizione fisiologica della gestante o fattori non identificati possono provocare l’insorgere di alcune patologie rischiose sia per la mamma che il feto.

In termini medici tale stato viene definito gestosi: si tratta, cioè, di patologie circoscritte al periodo della gravidanza che, dopo il parto, rientrano naturalmente e possono interessare la pressione arteriosa con un rialzo abnorme di quest’ultima (preeclampsia), l’assorbimento di zuccheri (diabete gestazionale), le funzionalità del fegato (epatogestosi).

La preeclampsia in particolare, si manifesta nella seconda metà della gravidanza, in genere dopo la 20esima settimana, con un aumento della pressione arteriosa (ipertensione), perdita di proteine con le urine (proteinuria) e gonfiori agli arti inferiori (edemi).  Le cause non sono accertate, la malattia tuttavia interessa la placenta che viene alterata provocando una serie di disturbi che possono portare, in casi estremi, alla perdita del bambino o, addirittura, alla morte della gestante.

Proprio la placenta ‘danneggiata” sarebbe responsabile, emanando delle tossine, delle alterazioni che via  via si manifestano nel decorso della malattia. Gli effetti di queste sostanze sono costrizione delle piccole arterie (e quindi ipertensione) e danno dei capillari (che determina proteinuria ).

Altri segni clinici che possono accompagnare la gestosi sono la diminuzione delle piastrine, emolisi (rottura dei globuli rossi) e problemi coagulativi. Vi è inoltre un aumentato rischio  di distacco della placenta.

Come riconoscerla

In genere le future mamme si accorgono he qualcosa non va controllando i gonfiori delle gambe: quando gli edemi superano il normale gonfiore dovuto al ristagno di liquidi, creando il classico buco nelle pelle se si spinge con il dito, è segno che non tutto funziona come dovrebbe. Nel corso dei nove mesi, po, il ginecologo consiglia le analisi delle urnie tutti i mesi: se il numero di proteine presenti nelle urine è superiore a 20, è possibile che la malattia stia facendo capolino.

Nell’ultima fase della gravidanza (a partire dalla 35sima settimana circa) con la cardiocitografia (rilevazione del battito cardiaco fetale e delle eventuali contrazioni uterine – il cosiddetto tracciato), si tengono sotto controllo le variazioni nel tempo del battito cardiaco fetale, controlando così il benessere del feto stesso; l’ecografia permetterà di valutare l’accrescimento fetale; il color-Doppler darà informazioni sulle condizioni della circolazione sanguigna a livello della placenta e a livello fetale.

Il controllo frequente della pressione arteriosa già nelle primissime fasi della gravidanza, resta comunque la migliore prevenzione contro questa fastidiosa e pericolosa patologia. Se diagnosticata per tempo, l’eclampsia può essere curata con i farmaci usati normalmente in ipertensione (sempre sotto controllo medico).

Come prevenirla

Alcune semplicissime regole di vita e di dietetica aiutano a prevenire l’eclampsia: pasti equilibrati e poco calorici, pratica di un’attività fisica regolare… Naturalmente si consiglia alla futura mamma di provarsi regolarmente la pressione anche da sola. Esistono degli apparecchi appositi, in vendita in tutte le farmacie.