Pillcam l’enteroscopia in capsula

La diagnosi di patologie legate all’apparato digerente a volte è difficile quanto complessa. Spesso richiede esami strumentali, come l’enteroscopia, che sono estremamente fastidiosi e invasivi per il paziente.

Per eliminare questi inconvenienti legati alla tecnica diagnostica, si è sviluppata un’altra tecnica, altamente innovativa: la Pillcam.

Cos’è la Pillcam

Pillcam è una nuova tecnica diagnostica con la quale il medico valuta lo stato dell’apparato digerente e delle mucose ed eventuali lesioni e sanguinamenti. È  un’enteroscopia innovativa in quanto l’acquisizione delle immagini degli organi che attraversa Pillcam avviene tramite una capsula dotata di telecamera.

Questa enteroscopia con capsula è stata pensata per evitare, quando possibile, il ricorso all’enteroscopia assistita: che consiste in un enteroscopio lungo due metri che funziona con un sistema di palloncini in lattice che vengono gonfiati e sgonfiati alla ricerca delle lesioni. La procedura si svolge in anestesia generale per circa due ore.

È intuibile quanto l’enteroscopia assistita possa essere fastidiosa e invasiva per il paziente, con Pillcam tutto questo viene evitato. Pillcam è una capsula grande non più di tre centimetri che viene ingerita dal paziente come un comune farmaco.

È composta da una telecamera, batteria, antenna, trasmettitori e luci al led. Il suo percorso all’interno degli organi può essere facilmente guidato dall’operatore che potrà far tornare indietro, girare la capsula su se stessa oppure zoomare l’immagine in zone specifiche. Le immagini che rimanda sono a colori, estremamente nitide e dettagliate.

Esistono quattro tipi di Pillcam:

  • per analizzare la esofago, stomaco e duodeno
  • per lo studio dell’intestino tenue
  • per l’esplorazione del colon, dotata di due telecamere
  • per l’esplorazione di tutto l’apparato digerente per la diagnosi del morbo di Cronh

Come si esegue l’esame

L’enteroscopia con Pillcam viene eseguita sotto controllo medico in ambulatorio o durante un ricovero.

Per l’acquisizione di immagini nitide e precise, gli organi devono essere vuoti. Al paziente viene fatto bere, dalle 8 alle 12 ore prima dell’esame, una soluzione ricca di resine che richiama l’acqua nell’intestino e ne favorisce l’evacuazione. Dopo questa procedura di pulizia, e fino a cinque ore dopo l’ingestione di Pillcam, il paziente può bere solo acqua e non può ingerire niente.

Pillcam viene ingerita dal paziente con un po’ d’acqua, come una comunissima compressa, e inizia così l’esame diagnostico.

A questo punto il paziente viene dotato di una cintura con memoria e sensori che riceve, tramite wireless, segnali e registra le immagini che la Pillcam rimanda dall’intestino.

Una volta terminato il suo percorso la Pillcam viene espulsa con le feci.

Quando è indicato l’utilizzo di Pillcam

È indicata in tutti i casi per la diagnosi è necessario avere immagini dell’apparato e di mucose. A differenza delle altre tecniche diagnostiche – radiografia, enterorisonanza, enterotac, è possibile valutare possibili sanguinamenti.

Pillcam non è invasiva e al paziente che si sottopone all’esame non provoca nessun tipo di problema. Non interferisce con altri dispositivi che il paziente utilizza tipo pacemaker o defibrillatore. L’esame può essere eseguito anche da chi non riesce a deglutire: viene eseguito un taglietto a livello dello stomaco e viene inserita la capsula.

È indicata nella maggioranza dei casi in cui è necessaria una enteroscopia: malattia di Cronh, angiodisplasie, teleangectasie e tumori all’intestino tenue.

Quando è sconsigliata la Pillcam

Con Pillcam si acquisiscono solo immagini, non è possibile prelevare piccole porzioni d’organo. Perciò l’utilizzo di Pillcam è sconsigliato quando per la diagnosi della patologia è necessario eseguire una biopsia. Quindi, ad esempio, in caso di malassorbimento e celiachia si opta per metodiche di esplorazione dell’intestino tradizionali.

L’enteroscopia con Pillcam non è eseguita a chi non è in grado di espellere la capsula a causa di occlusioni del tratto intestinale. Se si sospetta un’occlusione, questa viene confermata con Patency, una capsula biodegradabile che viene ingerita e in assenza di occlusioni viene espulsa entro 40 ore, in caso contrario si dissolve nell’organismo.

In questi casi l’enteroscopia con capsula non viene eseguita e si eseguono enterorisonanza o enterotac. Se le lesioni non sono ancora rintracciabili con queste tecniche si esegue l’enteroscopia assistita.

Con l’enteroscopia assistita, oltre alla possibilità di eseguire agevolmente una biopsia, c’è la possibilità di rimuovere o curare lesioni sospette. Infatti spesso questa tecnica viene utilizzata quando Pillcam evidenzia un sanguinamento.

Comunque sono tutte metodiche che prevedono valutazione e assistenza medica, pertanto lo specialista valuterà caso per caso l’approccio migliore da adottare.

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