Sigarette elettroniche vietate nei luoghi pubblici?

Le sigarette elettroniche continuano a far discuter politici e istituzioni sanitarie europee circa l’opportunità di emanare una più stringente regolamentazione in termini di utilizzo di dette sigarette elettroniche da parte di adulti e adolescenti, luoghi in cui vietare l’utilizzo, necessità di fornire  maggiori informazioni ai consumatori e maggiore sicurezza circa i dispositivi in commercio, le sostanze ivi contenute, i loro effetti a lungo termine.

Dato il crescente utilizzo del dispositivo in questione, parallelamente quindi si stanno ponendo diversi interrogativi e pareri di esperti per meglio dirigere e controllare il fenomeno onde evitare controeffetti o distorsioni dell’originario obiettivo per cui è nata la sigaretta elettronica ovvero consentire ai fumatori di avere un metodo e un oggetto alternativo ai tradizionali rimedi per smettere di fumare la classica sigaretta e così, gradualmente allontanare la dipendenza.

E’ notizia di pochi giorni fa che in Francia, Marisol Touraine, ministro degli Affari Sociali e della Salute, ha annunciato  l’intenzione di vietare le sigarette elettroniche nei luoghi chiusi pubblici tra cui anche bar e ristoranti, oltre che vietarne la vendita ai minorenni. Il presupposto da cui partono i francesi è che la e-cig è comparabile  all’uso del tabacco tradizionale, né più né meno. Da qui dunque l’equiparazione di legge . Pertanto non solo verrà vietato fumare sigarette elettroniche nei luoghi pubblici ma soprattutto verrà equiparato il divieto di fumo per i minori, oltre che il divieto di pubblicità che già vige per il tabacco.

Sulla stessa linea troviamo anche il nostro Ministero della Salute e i relativi ministri addetti, i quali si ritrovano pienamente d’accordo con le iniziative francesi. In particolare Garattini ritiene necessarie queste nuove linee d’intervento anche in Italia in quanto ad oggi non sono ancora pervenuti dati e ricerche scientifiche certe circa l’effettiva capacità della e-cig di eliminare la dipendenza da nicotina. Ma questo non è l’unico problema in quanto incertezze ci sono anche rispetto al quantitativo di nicotina effettivamente  presente e dunque aspirata nei diversi tipi di soluzioni da inserire all’interno delle sigarette elettroniche. Il mercato ha infatti commercializzato vari prodotti da aspirare, a partire da alcuni che hanno una blanda quantità di nicotina, in alcuni casi associati ad aromi artificiali, dunque sostanze chimiche , come gusti di frutti, cioccolato o caffè rispetto a cui non ci sono studi per valutare in concreto la loro dannosità per l’organismo soprattutto a lungo termine; per finire con altri tipi di ricariche che invece presentano un alto tasso di nicotina e perciò poco dissimili dal tabacco vero e proprio.

Inoltre la pubblicità che ne è stata fatta, sembra aver indotto molti consumatori a sottovalutare il dispositivo, come se fosse qualcosa di benefico o senza alcuna controindicazione. Tutto ciò non è propriamente vero perché come detto in precedenza si tratta di una novità rispetto al quale gli studi sono ancora in progressione e i dati estremamente sensibili a variazioni. Serve pertanto, in attesa che tutto ciò risulti più chiaro da un punto di vista medico, porre delle regole più stringenti.

Al momento il parere del consiglio Superiore della sanità è di avere molta precauzione per l’utilizzo di detti dispositivi, soprattutto per le categorie più a rischio come i minori e le donne in gravidanza e in allattamento a cui va assolutamente posto il divieto di uso.

Inoltre si sta lavorando per definire normativamente le prescrizioni e le informazioni che le etichette devono avere.  Si è raccomandato il Ministero di costituire un Osservatorio permanente sulla sigaretta elettronica, progettare iniziative informative più dettagliate sui potenziali pericoli delle stesse e promuovere attività di ricerca. Indispensabile è vietarne l’uso agli adulti in contesti scolastici- ricreativi dei minori al fine di evitare fenomeni di emulazione e induzione al tabagismo, a seguito soprattutto di dati allarmanti che dicono siano state utilizzate in numero rilevante da adolescenti che neppure hanno mai fumato una vera sigaretta.

Il dilemma se considerare o meno le sigarette elettroniche come dei  “medicinali per funzione” ovvero prodotti che non hanno una esplicita destinazione come farmaci, sembra essere ormai chiarito: Il Css ha affermato che non ci sono prove sufficienti per considerarle tali. Pertanto adesso la parola d’ordine è regolamentazione normativa stringente con divieti più estesi e osservazione mirata. Se poi le ricerche dimostreranno dati più confortanti e anche il rientro in categorie pseudo farmaceutiche, si provvederà agli opportuni adattamenti. Per ora i fumatori di sigarette elettroniche si dovranno accontentare di fumare come tutti i tradizionali fumatori, rispettando i severi divieti.

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