Lo slow design e lo slow fashion nella linea NVK DayDoll

Il rispetto della sostenibilità ambientale, la lotta agli sprechi e il contenimento degli agenti inquinanti sono dei temi attuali che in molti prendono a cuore e cercano di portare avanti con la propria attività e il proprio lavoro, qualunque sia il campo; questo è anche il caso dell’architetto Natasha Calandrino Van Kleef, nata a Londra ma laureatasi al Politecnico di Milano, ideatrice del brand NVK.

La consapevolezza che il futuro delle prossime generazioni passa dal nostro presente ha spinto Natasha Calandrino Van Kleef a fissare dei punti della sua attività professionale di architetto/designer formulando il Manifesto dello Slow design, un codice di regole comportamentale da seguire nel processo di creazione di oggetti rispettosi dell’ambiente, durevoli e utili, privilegiando materiali, preferibilmente locali, che richiedono pochi processi di lavorazione.

Per entrare nel mondo dello slow design e dello slow fashion Vivodibenessere.it ha intervistato Natasha Calandrino Van Kleef.

Dovendo definire il concetto di slow design con solo tre aggettivi quale sceglierebbe?


Responsabile, generoso, etico.

Quale percorso l’ha portata al “Manifesto” dello Slow design ?

Già la mia tesi di laurea con Ezio Manzini era centrata sulla questione della durata degli oggetti e sull’innovazione tecnologica nei materiali sostenibili. I progettisti hanno una grande responsabilità nel trovare nuove soluzioni per vivere meglio consumando meno. Con un gruppo di colleghi ci siamo domandati quali fossero i fattori da tener presente nel meta progetto e abbiamo stipulato un codice di regole da tenere a mente e rispettare durante le fasi di lavoro, dall’ideazione fino alla realizzazione di qualsiasi oggetto/progetto.

Il benessere è al tempo stesso fonte d’ispirazione e obiettivo di alcuni prodotti di NVK: quali sono gli oggetti che hanno riscosso maggior successo?

Probabilmente la collezione di fashion design NVK Daydoll, totalmente realizzata in modal, un derivato della cellulosa. Nvk Daydoll è lo yoga applicato all’abbigliamento. Il biologico duraturo che arriva nell’armadio in modo silenzioso ed efficace, conquistando al primo contatto con la pelle.

NVK DayDoll natasha calandrinoNVK e NVK DayDoll non sono semplicemente collezioni di capi di abbigliamento da indossare per stare bene e sentirsi bene ma sono una filosofia di vita che, applicando lo SlowDesign all’abbigliamento, inventano in modo creativo quanto utile capi che prima non esistevano. Una sorta di “all over” che nasce per la bella stagione con la linea mare, ma si declina in città e per i climi più freddi in un doppio strato di tessuto doubleface che permette di mantenere il tepore del proprio corpo, ingentilisce le forme femminili, esalta quelle maschili e garantisce la traspirazione corporea rendendo salubre il gesto quotidiano del vestire. Un ritorno alla praticità e alla semplicità e del viver sano, senza sacrificare eleganza e seduzione.
Facili da trasportare nel microspazio di una borsetta, i capi NVK DayDoll si lavano in acqua fredda con pochissimo sapone e praticamente non devono essere stirati: perfetti per chi vuole vivere “eco”.

Nella sua collezione di moda NVK DayDoll come si declinano i principi dello Slow design e perchè una donna dovrebbe scegliere un capo della linea?

Vestirsi è una necessità per tutti, ma purtoppo assistiamo sempre più spesso alla diffusione di capi di abbigliamento fatti realizzare in paesi dove le normative non tutelano l’ambiente o non vengono rispettate (la soffice schiuma rosa del fiume Yamuna in India è solo una degli esempi più noti). E’ quindi indispensabile vestirsi con capi che rispettano l’acqua nel ciclo di produzione, l’aria durante i trasporti (quindi prodotti localmente), che siano di lunga durata e facili in fase di dismissione (tutta la collezione Daydoll è composta da un unico materiale, senza eccezioni). Una donna dovrebbe scegliere un capo della mia linea per far risaltare la propria femminilità avendo cura del proprio corpo, ma anche con l’attenzione al benessere delle generazioni future.

Secondo lei come si pone l’Italia nei confronti delle tematiche “green”?

Con un piccolo rammarico devo dire che in Europa c’è maggiore attenzione al tema soprattutto nei paesi di stampo anglosassone o nordico: noi latini arranchiamo un po’.

Credo però che la consapevolezza dei tre grandi bisogni dell’individuo: cibarsi, vestirsi e dimorare stiano a mano a mano diventando l’occhio del ciclone di una rivoluzione culturale che anche da noi ha i suoi meravigliosi adepti.

Qual è il prodotto che sogna e spera di poter realizzare in futuro?

Un oggetto disponibile a tutti e capace di rilevare i tessuti “sani” per noi e per l’ambiente così da fare un acquisto responsabile e sicuro (la Cina ha appena messo a punto un prototipo di chopstick per la valutazione del cibo che si ingerisce).

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