Tosse e gola irritata: può essere colpa dello stomaco

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Chi soffre di stomaco, in specie di reflusso gastroesofageo, riporta frequentemente sintomi para influenzali quali abbassamento della voce, tosse, infiammazione della gola ma anche sinusite e forme asmatiche.

Viene da chiedersi cosa c’entrano le malattie respiratorie e influenzali con i problemi digestivi. Il collegamento infatti non è sempre automatico e si ricercano cause lontano dal vero punto della questione ovvero l’acidità gastrica. Per coloro che ne soffrono, la gola risulta sempre infiammata  e questo a causa della frequente risalita degli acidi nell’esofago, una sorta di tubo che collega la bocca con il primo organo della digestione, organo le cui mucose non sono attrezzate per sopportare le secrezioni gastriche: ecco allora che sopravvengono bruciori, rigurgiti, disfagia (ovvero la sensazione di non riuscire più a deglutire il cibo) e ipersalivazione.

Questo stato infiammatorio permanente induce un abbassamento delle difese immunitarie locali e quindi la gola diventa più facilmente preda di virus e batteri stagionali, divenendo trampolino di lancio per ulteriori complicazioni e patologie, come ad esempio l’asma non allergica, la quale si stima, sia collegata nell’80% dei casi proprio alla malattia da reflusso cioè dipende e insorge a causa dei problemi dello stomaco. Ecco che anche il fiato corto generalmente ricollegato ai bronchi,  può derivare da gole “troppo acide”.

La tosse stizzosa senza produzione di muco è un disturbo estremamente fastidioso per il paziente. Il legame tra reflusso e tosse è provato inoltre dalla scomparsa degli episodi di tosse notturna a seguito di appropriata terapia antireflusso. Se infatti si va a letto subito dopo aver cenato, avendo un problema di reflusso, gli acidi salgono alla gola e producono una tosse stizzosa piuttosto debilitante la quale va ulteriormente ad infiammarne le partei.

Anche la raucedine e il prurito alla gola è un sintomo spesso sottovalutato da chi l’avverte, in quanto ritenuto erroneamente, di scarsa importanza. Questo in realtà, può aumentare nel corso del tempo fino a divenire una vera e propria ossessione, che ostacola una normale vita sociale, tanto che chi riporta sintomi di questo tipo in modo persistente, viene affidato alle cure di specialisti quali lo psicologo, lo psichiatra o il neurologo, credendo sia tutto frutto di un disagio psichico, con conseguente somministrazione di psicofarmaci ;mentre in realtà basterebbe una buona cura contro il reflusso.

Anche la sensazione di avere un corpo estraneo nella gola,di nodo alla gola, di qualcosa che non va né giù né su ,spesso viene addebitato a un fattore psicologico e ancora una volta se trattato con farmaci ansiolitici  questi aggravano soltanto la malattia da reflusso gastroesofageo per la nota azione rilassante che detti farmaci hanno sulla valvola esofagea. Si è potuto verificare che invece una giusta terapia antiacida in  molti casi porta ad una sensibile riduzione della sensazione di nodo alla gola.

Da quanto detto emerge che non poche sono le complicazioni di salute a carico dell’apparato respiratorio che intervengono a causa di un reflusso non diagnosticato o non correttamente osservato nelle sue dinamiche.

La soluzione è quindi quella di accertare in primo luogo l’effettiva esistenza di malattia da reflusso mediante indagine endoscopica. Solo se il test è positivo, il reflusso riscontrato va trattato con i farmaci cd. antiacidi, i quali sono inibitori della pompa protonica, con un dosaggio iniziale raddoppiato rispetto a quello usuale e  protratto per almeno un mese, di modo da verificare i miglioramenti in corso, anche rispetto a tutti i sintomi collaterali, che dovrebbero regredire. A tale scopo vanno effettuate periodiche visite endoscopiche rispetto alla prima per avere un quadro clinico completo e agire nel miglior modo possibile e soprattutto con efficienza. Non è mai bene assumere farmaci solo sulla base dei sintomi riportati dal paziente.

Così facendo si evita di assumere tanti altri medicinali per combattere i sintomi legati alle vie respiratorie, senza arrivare alla vera causa, determinando perciò un sostanziale fallimento di tutte quelle terapie intermedie che non contemplano lo stomaco e la sua acidità.