Citomegalovirus, subdolo pericolo per le donne in gravidanza

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citomegalovirus in gravidanza

citomegalovirus in gravidanzaGià dal nome fa paura. Parliamo del citomegalovirus (CMV), un’infezione senza conseguenze di rilievo in soggetti sani, ma subdolo e pericoloso per le donne in gravidanza. Appartiene alla famiglia degli Herpesvirus che comprende i più noti herpes labiale, genitale e il virus della varicella.

Le vie di contagio principali sono la saliva, il sangue, le urine e i rapporti sessuali.

In casi molto rari il virus si trasmette in modo indiretto, attraverso l’utilizzo di oggetti comuni (bicchiere, spazzolino da denti). Nei soggetti immunocompetenti quali gli adulti, il contagio non è semplice perché richiede un contatto protratto con materiale contenente una discreta concentrazione di virus, come nel bacio “francese”. Spesso la trasmissione avviene in modo inconsapevole, perché la persona infetta non sa di esserlo.

Il CMV è asintomatico o molto simile a un’influenza (febbre, faringite, stato di debilitazione), il pericolo è che questo virus aggredisce il feto nel grembo materno e può determinare una malattia grave nelle persone con scarse difese immunitarie, situazione che solitamente si verifica proprio nel caso di una donna in gravidanza. E’ inoltre da tenere presente che il feto è praticamente privo di difese immunitarie, ecco perché il citomegalovirus è considerato “subdolo”.

Un neonato su cento può essere colpito da questa infezione, che può provocare conseguenze neurologiche e difetti nello sviluppo.

In Italia ogni anno sono infettati circa cinquemila bambini di cui solo il 12% manifesta la malattia alla nascita. Di questi circa il 40% riporta danni neurologici immediati o tardivi: cecità, sordità, idrocefalo, microcefalia, ritardo mentale o motorio.

Il CMV è presente in circa 1 neonato su 100 (toxoplasmosi 1:400; rosolia 1:5000) ed è responsabile non solo di danni fetali ma anche di abortività e sterilità.
Il rischio di trasmissione varia a seconda che si tratti di una prima infezione, cioè se è la prima volta che la madre contrae la malattia, oppure di una reinfezione. Nel primo caso il rischio di trasmissione al bambino è del 30-50%, mentre nel secondo la trasmissione è rara, per quanto non ancora stabilita.

Come evitare il contagio?

Il fattore di contagio per una donna in gravidanza, deriva dal contatto diretto con bambini piccoli. Per questo le mamme in attesa devono seguire scrupolosamente semplici misure igieniche come lavarsi spesso le mani (soprattutto nei primi tre mesi di gravidanza). I bambini piccoli all’asilo possono contagiarsi tra loro attraverso lo scambio di oggetti tenuti in bocca, ma nella maggioranza dei casi, grazie al sistema immunitario, il virus è eliminato, ma il rischio rimane perché il bimbo può contagiare la mamma in dolce attesa.

Qualora si aspetti un bambino, è importante avere accortezze maggiori:

–       Non mettere il ciuccio del figlio in bocca (la saliva è il mezzo di contagio!)

–       Evitare di condividere posate, bicchieri, piatti, cibo e asciugamani

–       Lavarsi le mani dopo aver toccato bocca, naso, giochi del bambino. Idem dopo avergli cambiato il pannolino

–       Evitate i luoghi stretti, piccoli e affollati in cui ci sono tante persone (ad esempio il bus)

–       Evitate i bacini sulla bocca con vostro figlio (almeno per i primi tre mesi di gestazione).

Sarebbe molto importante per le donne in gravidanza sottoporsi all’esame che rileva la presenza del CMV. Vanno ricercati gli anticorpi (IgG, IgM), oltre a tenere sotto controllo i linfociti e le transaminasi (un loro aumento svela la presenza dell’infezione). L’esame va effettuato mensilmente fino al momento del parto.

Non sempre, purtroppo, ci si sottopone a questo tipo di screening, poiché non è inserito tra gli esami previsti di routine dal SSN.

Non esiste ancora un vaccino contro il citomegalovirus. Oggi l’unica terapia possibile è attraverso la somministrazione mensile d’immunoglobuline specifiche. La loro funzione è quella d’abbattere notevolmente il pericolo di trasmissione del virus al feto o, nella peggiore delle ipotesi di già avvenuta trasmissione, lo aiuta a combattere la malattia. Questa è una terapia costosa e che non tutti gli ospedali sono in grado di fornire.

Sonia Brunelli
Sonia Brunelli vive a Imola dove ha studiato agraria occupandosi di alimentazione per diversi anni in una nota azienda del territorio. Si è poi specializzata nella gestione aziendale e ad oggi lavora per una ditta che promuove nuove starup con progetti e idee innovative.