La terapia per l’osteoporosi

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Come è noto, l’osteoporosi va prevenuta fin da giovani con uno stile di vita attivo e un’alimentazione ricca di calcio, che contrastino e ritardino la sua insorgenza, soprattutto per le donne. In caso di diagnosi però, l’assunzione di calcio e l’esercizio fisico possono non bastare più ed è necessario ricorrere a farmaci: infatti, la terapia per l’osteoporosi si basa sì sulla somministrazione di calcio, ma non può curarla. La somministrazione di vitamina D ad adulti sani invece, pare non aiutare a prevenire l’osteoporosi: studi e ricerche effettuate hanno dimostrato che da sola, la vitamina D non migliora la densità minerale ossea (risultato che diviene positivo se oltre alla vitamina D, si assume anche il calcio) Si ricorre dunque all’uso di farmaci, che devono essere presi regolarmente, secondo la prescrizione del medico, e secondo i tempi indicati: un’interruzione decisa personalmente della terapia, vanificherà tutto quanto fatto fino a quel momento (a meno di effetti collaterali o reazioni improvvise di cui bisogna informare immediatamente il proprio medico). Attualmente, contro l’osteoporosi sono a disposizione i seguenti farmaci:

estrogeni: solo per le donne, sono la terapia ormonale sostitutiva dopo la menopausa.

SERM: solo per le donne, sono simili agli estrogeni ma a differenza, hanno effetti limitati all’osso (nessuna azione su utero e mammella).

bisfosfonati: per donne e uomini, sono in grado di ridurre il riassorbimento osseo.

Questi tre tipi di farmaci, seppur differenti, agiscono sull’osso in modo simile poiché influiscono sul processo di rimodellamento osseo, riducendo la distruzione naturale dell’osso e riportando in equilibrio il rapporto fra riassorbimento e neodeposizione: il problema dell’osteoporosi infatti, sta nel fatto che il corpo riassorbe (distrugge) più osso di quanto ne riesce a ricostruire poi. – ranelato di stronzio: ha doppia azione in quanto è capace sia di rallentare il riassorbimento osseo, sia di stimolarne la formazione.

teriparatide e ormone paratiroideo: stimolano specificamente la formazione di osso, ma sono molto potenti e delicati da utilizzare e per questo, si usano solo in particolari casi e per tempi brevi, da centri specialistici autorizzati.

denosumab: nuovo “farmaco biologico” che blocca il principale sistema di attivazione dell’osteoclasti e quindi riduce il riassorbimento osseo.

calcitonina: si prende come “spray” nasale, è stato uno dei primi farmaci utilizzati ma oggi viene prescritto raramente.

vitamina D e suoi derivati attivi (calcifediolo, calcitriolo, alfa-calcidolo): sono capaci di favorire l’assorbimento del calcio nell’intestino e la corretta mineralizzazione dell’osso.

integratori di calcio: posso essere sia prodotti da banco sia da ricetta medica, in forma di compresse, bustine o pastiglie effervescenti. Sono “integratori”, quindi in aggiunta, per colmare le mancanze di un’alimentazione quotidiana carente di calcio: è dunque inutile prendere un integratore se si è assunto già calcio sufficiente mediante i pasti come è inutile e sbagliato affidarsi solo all’integratore non modificando la propria dieta. Non troppo poco, ma nemmeno troppo calcio o solo integratori: la regola d’oro sta sempre nel mezzo, nella moderazione, nella varietà e valutando flessibilmente ciò che si è mangiato e ciò di cui si necessita.