Le coliche gassose: cosa sono e come alleviarle

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Quando si decide di avere un figlio, nottate in bianco e pianti ininterrotti vengono messi in conto; tuttavia può capitare che le veglie notturne siano, specie nei primi mesi di vita, prolungate per diverse settimane tanto da ridurre entrambi i neo genitori in condizioni di stress mentale e fisico davvero preoccupante.

Nella maggior parte dei casi la colpa è delle ‘coliche gassose’. Attribuire i pianti del piccolo al ‘vizio’ di stare in braccio, come spesso ci si sente ripetere dalle nonne e le zie, è un errore. Quando un bambino piange, almeno nei primi 4-5 mesi di vita, è perché ha bisogno di qualcosa: fame, urgenza di fare il ruttino, dolori, necessità di essere cambiato o semplicemente sonno. La mamma, con il passare delle settimane, riesce ad interpretare il tipo di pianto e rispondere adeguatamente alle richieste del piccolo.

Cosa sono le coliche

Quando il pianto è ininterrotto e il bimbo tira le gambe verso la pancia, sicuramente sta soffrendo per le ‘colichette’: si tratta di dolori addominali provocati da bolle di aria in circolo nell’intestino che non riescono ad essere espulse.

Le cause

Una causa determinante non è stata individuata: i pediatri sono concordi, tuttavia, nell’individuare una probabile immaturità intestinale alla base di questo disturbo che si risolve intorno al terzo mese di vita del piccolo. I fattori scatenanti sono diversi: un’alimentazione sbagliata della mamma durante l’allattamento; un latte artificiale mal tollerato; la difficoltà a scaricarsi con regolarità.

I rimedi

Quando la colica è in atto è bene mantenere la calma: vostro figlio sta soffrendo è vero, ma ci sono passati molti bambini e ne sono usciti incolumi perciò non fatevi prendere dal panico cominciando a piangere con lui, peggiorereste la situazione. Piuttosto adagiatelo a pancia in giù sul vostro braccio, in modo da potergli massaggiare il pancino con la mano e parlategli dolcemente, tranquillizzatelo, abbassando le luci e cercando di attutire i rumori in casa.

Un bagno caldo potrebbe aiutare il bambino a rilassarsi riducendo il dolore; potreste attaccarlo al seno o offrirgli dell’acqua per favorire la ripresa del transito intestinale.  Se sono più di 48 ore che non si scarica stimolate la sua defecazione con un micloclisma.

Cosa non fare

Non mettete mai il bimbo a dormire a pancia in giù (aumenta il rischio di morte in culla); se lo avete sempre allattato al seno, continuate a farlo magari cercando di individuare gli alimenti che danno fastidio a vostro figlio (spesso il latte e le uova); non somministrate mai farmaci senza consultarvi con il vostro medico (regola da osservare in qualsiasi situazione); non utilizzate in maniera eccessiva clisteri o sondini rettali per far uscire l’aria perché a lungo andare possono provocare irritazioni.

Quando consultare il pediatra

Se il pianto dura più di 3 ore e non riuscite a consolarlo; se il pianto è lamentoso e il piccolo è sofferente e pallido; se sono presenti altri sintomi di una malattia (febbre, vomito, diarrea, stitichezza); se rifiuta di mangiare o non aumenta di peso.