Le voglie della mamma in gravidanza e le voglie del neonato: c’è un legame?

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Tutti conosciamo la leggenda sulle voglie della pelle del neonato che deriverebbero da una voglia culinaria insoddisfatta della mamma, durante il periodo di gravidanza: ma è vero? E’ una tipica leggenda metropolitana o c’è una spiegazione, un legame o un mero fondo di verità?

Non preoccupatevi future mamme, il vostro bimbo non avrà alcuna voglia a causa della vostra alimentazione e tanto meno una voglia a forma di ciò che non avete mangiato e di cui non avete soddisfatto il vostro appetito. E’ soltanto una diceria non vera questa: le chiazze scure, caffelatte o rossastre che possono comparire sul corpo del neonato, dette appunto “voglie”, sono una concentrazione di melanina (se son scure), o una dilatazione di capillari sottocutanee (se sono rosate) o dei semplici angiomi per i quali, finora, non vi è prevenzione possibile. La voglia marrone non sarebbe quindi la voglia di cioccolato o caffè non soddisfatta, o la macchia rosa la voglia di fragola o la chiazza bianca la voglia di latte.

Queste alterazioni della pelle si creano nel momento della formazione fetale dei vasi sanguigni, per una specie di “errore” dell’organismo, a partire dalle prime settimane di gestazione fino a 6 mesi di vita del neonato: ecco perché ne possono comparire alcune dopo la nascita. In questo periodo, gli angiomi raggiungono la massima estensione e pigmentazione ma, dopo i primi sei mesi appunto, iniziano a scomparire totalmente, o lasciando una leggera macchia permanente. Le tipiche macchie rosse e marroncine che dalla tradizione sono definite rispettivamente, voglie di fragola e di caffè, sono di carattere ereditario e ciò significa che se un genitore ha o ha avuto un angioma, per la metà delle probabilità, anche il bambino ne avrà una.

Le forme di angiomi che hanno maggiori dimensioni e, oltre alla cute, interessano anche gli strati più profondi dell’epidermide invece, sono gli “angiomi tuberosi e cavernosi”: di colore rosso intenso ed in rilievo. A differenza di quelli ereditari che sono innocui e possono essere trattati con impulsi luminosi di raggio laser, per schiarire la pelle, nel caso in cui rimangano ombre sulla pelle anche dopo i 6 mesi, quest’ultimi devono essere controllati perché se si trovano in zone delicate come bocca e occhi, possono essere pericolosi anche per le dimensioni che possono raggiungere. Per questo, oltre al problema estetico, con gli angiomi tuberosi e cavernosi si procede con una terapia farmacologica con interferone e cortisone, per 3-6 mesi, a seconda della gravità. Al termine della cura, si può ricorrere al trattamento laser o chirurgia vascolare o plastica, per intervenire anche dal punto di vista estetico.

E’ quindi solo una vecchia credenza popolare, forse risalente al tempo delle streghe e ai marchi del demonio (le macchie erano considerate un segno del male e i neonati venivano dunque uccisi, e le madri peccatrici e colpevoli delle voglie, ripudiate), che si è poi trasformata assumendo una forma più blanda, quella del legame fra voglie di cibo in gravidanza insoddisfatte e le voglie del neonato. E’ solo un retaggio culturale che continua a tramandarsi dunque, e che grazie alle evoluzioni delle conoscenze mediche, può solo diventare una vecchia storiella da raccontare.