Pioppi mangia-plastica: assorbono le sostanze inquinanti della plastica

plastica

Il pioppo è un albero della famiglia delle salicacee, molto diffuso in Italia, specialmente nel Nord della Penisola. E’ un albero robusto, cresce rapidamente e raggiunge altezze considerevoli (può arrivare a raggiungere anche i 30 metri di altezza).

Spesso viene piantato lungo i viali come fosse una barriera anti-vento naturale e può essere piantato anche nel giardino di casa.

I pioppi possono aiutare l’ambiente

Recentemente, è stata condotta una ricerca scientifica su questo albero così comune, a cura della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e guidata dall’Istituto di Scienze della Vita. I risultati della ricerca sembrano essere alquanto sorprendenti.

Secondo questi studi condotti recentemente, i pioppi possono ridurre l’impatto dei componenti inquinanti sull’ambiente. Questo per quale ragione? A quanto pare, le loro radici sono in grado di assorbire gli ftlati, i principali composti chimici presente in larga misura nella plastica, eliminandoli in questo modo anche dall’ambiente.

Cosa sono gli ftlati e perché sono così dannosi?

Gli ftlati sono esteri dell’acido ftlatico e fanno parte di una famiglia di composti chimici usati come agenti plastificanti nell’industria della plastica – per l’appunto – per migliorare la flessibilità e la modellabilità dei prodotti. Il materiale plastico in cui vengono utilizzati maggiormente è il PVC, ma li si può trovare anche in vernici, pesticidi, profumi e smalti.

Questi composti chimici hanno un fortissimo impatto ambientale e sono molto dannosi anche per la salute dell’essere umano: infatti, dal contenitore in plastica possono trasferirsi al cibo ed essere ingeriti, provocando consistenti danni alla salute. E’ il motivo per il quale sono stati banditi dai prodotti per bambini.

I risultati della ricerca

A quanto pare sono proprio i pioppi, in particolare quelli della specie Populus alba Villafranca, ad assorbire e immagazzinare, attraverso le radici, queste sostanze chimiche così dannose.

Tuttavia, lo studio deve essere maggiormente approfondito: è necessario capire come gli ftlati vengano poi degradati all’interno dell’albero e come possano essere smaltiti e utilizzati dalle piante, anche se finora il pioppo ha mostrato una grande tolleranza a queste sostanze inquinanti.

Carmine Ferro
Sono Napoletano, 35enne, laureato in Ingegneria Ambientale all'Università degli Studi di Salerno con una particolare attitudine per il risanamento ambientale e la depurazione delle acque reflue, il riciclo, il riutilizzo, la raccolta differenziata. Mi interesso di tutto ciò che ecologico e bio. soprattutto nell'ottica della sostenibilità ambientale.