Il tappetino sotto lo scolapiatti è uno di quegli accessori che svolgono il proprio lavoro senza attirare particolare attenzione. Ogni giorno raccoglie le gocce che cadono da piatti, bicchieri e posate appena lavati, evitando che l’acqua finisca direttamente sul piano della cucina. Proprio per questo motivo, però, rimane spesso umido per molte ore.
Sollevandolo dopo qualche giorno possono comparire aloni, depositi biancastri e una patina che non era visibile dall’esterno. Anche la superficie sottostante può rimanere bagnata, soprattutto quando il tappetino viene lasciato sempre nella stessa posizione. Una pulizia periodica, accompagnata da una corretta asciugatura, permette di evitare che questi residui diventino sempre più difficili da eliminare.
L’acqua resta sotto
Lo scolapiatti raccoglie stoviglie ancora bagnate e una parte dell’acqua finisce inevitabilmente sul tappetino. Il problema non è tanto qualche goccia occasionale, quanto l’umidità continua che può rimanere intrappolata tra il tappetino e il piano sottostante.
Se l’accessorio non viene sollevato con una certa frequenza, l’acqua può impiegare molto tempo ad asciugarsi. A questa si aggiungono piccoli residui di detersivo provenienti dalle stoviglie e i minerali naturalmente presenti nell’acqua.
Con il passare dei giorni possono così comparire zone opache o biancastre. Anche il lato inferiore del tappetino merita attenzione: è proprio quello che viene controllato meno, pur rimanendo a contatto con una superficie spesso umida.
Per questo, durante la pulizia dello scolapiatti, è utile sollevare completamente anche il tappetino e controllare sia la parte superiore sia quella inferiore.
Prima va controllato
Non tutti i tappetini sono realizzati nello stesso materiale. Ne esistono in silicone, plastica, microfibra e altri materiali assorbenti, e il metodo di lavaggio deve essere scelto di conseguenza.
Prima di utilizzare qualsiasi prodotto è quindi importante controllare le indicazioni riportate sull’etichetta o fornite per quel particolare accessorio. Un tappetino in tessuto lavabile richiede infatti attenzioni diverse rispetto a uno in silicone.
Nel caso dei modelli rigidi o in silicone, può essere utile osservare anche eventuali scanalature. L’acqua tende a fermarsi proprio in questi piccoli spazi, dove possono accumularsi residui difficili da raggiungere con una passata veloce.
Se invece il tappetino è assorbente, è importante verificare che non presenti zone che rimangono costantemente umide o che abbiano sviluppato un odore di chiuso. In questo caso la sola pulizia superficiale non è sufficiente ed è necessario procedere con un lavaggio completo compatibile con il materiale.
Il lavaggio
Per un tappetino lavabile in silicone o plastica, una pulizia semplice può essere effettuata con acqua tiepida e sapone di Marsiglia. Una piccola quantità di prodotto è sufficiente per rimuovere lo sporco quotidiano e i residui che si depositano sulla superficie.
Il tappetino può essere lavato con una spugna morbida, dedicando particolare attenzione alle scanalature e ai bordi. Se presenta una struttura lavorata, un piccolo spazzolino può facilitare la pulizia degli spazi più stretti.
Una volta terminato il lavaggio è necessario risciacquare accuratamente, evitando che rimangano tracce di sapone. Anche la parte inferiore deve essere trattata con la stessa attenzione, perché è spesso quella sulla quale si concentra maggiormente l’umidità.
Per i tappetini in tessuto o microfibra è invece preferibile attenersi alle istruzioni di lavaggio specifiche, verificando se possono essere messi in lavatrice e a quale temperatura. Utilizzare un programma non adatto potrebbe deformarli o ridurne la capacità di assorbire l’acqua.
Aloni e calcare
Quando sul tappetino compaiono depositi bianchi, potrebbe trattarsi del calcare lasciato dall’acqua durante l’asciugatura. Il problema è particolarmente evidente sui materiali scuri, dove anche una piccola quantità di residui minerali diventa subito visibile.
Se il materiale è compatibile con gli acidi, può essere utilizzata una soluzione di acido citrico per lavorare sulle zone interessate. Prima di procedere è però importante verificare la compatibilità del tappetino ed effettuare, in caso di dubbio, una prova su una piccola parte poco visibile.
La soluzione può essere passata sui depositi e lasciata a contatto per un breve periodo, per poi procedere con una spugna morbida e un abbondante risciacquo.
Non è necessario strofinare energicamente. Se il calcare non viene eliminato completamente al primo tentativo, è preferibile ripetere un trattamento delicato piuttosto che ricorrere a spugne abrasive che potrebbero segnare la superficie.
Asciugarlo bene
La pulizia non termina con il risciacquo. Prima di rimettere il tappetino sotto lo scolapiatti è fondamentale che sia completamente asciutto.
I modelli in silicone o plastica possono essere lasciati in posizione verticale, così l’acqua scorre via più facilmente dalle scanalature. Quelli assorbenti devono invece avere il tempo necessario per asciugarsi anche all’interno delle fibre.
Nel frattempo è importante pulire e asciugare anche il piano sottostante. Rimettere un tappetino asciutto sopra una superficie ancora bagnata riporterebbe immediatamente l’umidità nella stessa zona.
Può essere utile, inoltre, sollevare il tappetino periodicamente anche quando non è ancora arrivato il momento di lavarlo. In questo modo la parte inferiore prende aria e le eventuali gocce presenti sul piano possono essere eliminate prima che rimangano lì per giorni.
Il tappetino dello scolapiatti può sembrare un dettaglio poco importante, ma è continuamente esposto ad acqua e residui. Controllarlo, lavarlo in base al materiale e soprattutto lasciarlo asciugare completamente permette di mantenerlo più pulito e di evitare che proprio sotto lo scolapiatti si creino aloni e depositi difficili da vedere durante le normali pulizie della cucina.

