Tumore alla vescica: combatterlo attraverso il sistema immunitario è possibile

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tumore vescica

Il tumore alla vescica è una delle neoplasie più diffuse a carico dell’apparato urinario. In Italia si contano ogni anno circa 25.000 nuovi casi, con un’incidenza tre volte maggiore nella popolazione maschile rispetto a quella femminile.

Lo sviluppo più frequente si è osservato nella fascia d’età compresa tra i 55 e i 60 anni ed è in genere messo in relazione ai danni da fumo, alle infezioni, alle sostanze chimiche e all’esposizione alle radiazioni.

La novità è che il sistema immunitario potrebbe avere un ruolo molto importante nella risposta terapeutica: uno studio condotto dalla Fondazione Humanitas per la Ricerca, guidato dalla Prof.ssa Maria Rescigno, sembra infatti confermare che una risorsa efficace contro il tumore alla vescica sia la risposta immunitaria.

Un risultato che potrebbe individuare nel più naturale dei meccanismi di protezione del corpo umano un importante alleato nel contrasto di questa forma tumorale.

Mitomicina e sistema immunitario

Più nel dettaglio, i risultati di studi recenti hanno portato alla luce una interessante correlazione tra la mitomicina, il farmaco chemioterapico utilizzato per il trattamento del tumore alla vescica, e il sistema immunitario.

Secondo quanto individuato dai ricercatori, il farmaco sarebbe in grado di stimolare una risposta immunitaria di tipo antitumorale, spingendo i meccanismi di difesa a individuare le cellule malate e ad attaccarle.

L’altra grande novità è l’individuazione, da parte dei ricercatori, di un biomarcatore, tramite il quale è possibile riconoscere, con un certo anticipo, se il paziente può garantire una risposta efficace alla terapia. Un’intuizione che permette di ottimizzare ogni trattamento, minimizzando la probabilità che le cure possano rivelarsi inefficaci.

Il risultato di questa ricerca potrebbe ben presto condurre alla formulazione di una strategia innovativa, in grado di apportare importanti benefici in ambito oncologico. Si parla, ad esempio, di una riduzione del ricorso alla chirurgia, ma anche della possibilità di evitare cistectomie radicali, le quali hanno spesso conseguenze molto importanti sul benessere psicofisico del paziente.

Tipologie di tumore alla vescica e approcci terapeutici

Per capire più nel dettaglio l’importanza della mitomicina, è opportuno sottolineare che le forme tumorali a carico della vescica, al variare dei tessuti interessati, possono manifestarsi secondo forme diverse.

La tipologia più comune è quella che non va a intaccare la parete muscolare della vescica, detta non muscolo-invasiva (NMIBC), che può essere trattata con un approccio chirurgico, cui seguono instillazioni endovescicali di un farmaco immunoterapico, il BCG, o chemioterapico, la mitomicina C. La forma meno diffusa di neoplasia vescicale è invece quella infiltrante o muscolo-invasivo (MIBC), una forma che invade il muscolo detrusore causando nel paziente una sofferenza piuttosto importante.

La MIBC, infatti, tende a metastatizzare e a colpire linfonodi o altri organi, conducendo a un approccio terapeutico che può sfociare nell’asportazione della vescica.

La risposta della ricerca sulla mitomicina

Alla luce dello scenario diagnostico, i meccanismi evidenziati dai team di ricerca sembrerebbero stabilire che la mitomicina, se utilizzata prima della fase chirurgica, potrebbe rivelarsi una strategia terapeutica innovativa per il trattamento del carcinoma della vescica.

Gli studi, infatti, potrebbero a breve confermare una importante correlazione tra la somministrazione di mitomicina, nelle fasi precedenti all’asportazione del tumore, e una risposta più efficiente da parte dell’organismo.

La ricerca, in particolare, potrebbe assicurare al paziente cure meno invasive, non debilitanti e una minore possibilità di insorgenza di recidive, rivoluzionando l’approccio medico nei confronti di queste forme tumorali. Inoltre, qualora i risultati preliminari dello studio dovessero essere confermati, andrebbe a convalidarsi anche una significativa riduzione del numero di interventi chirurgici, con una serie di benefici molto importanti anche sulla qualità della vita del paziente.

L’indagine promossa dalla Fondazione, della durata complessiva di due anni circa, ha avuto inizio nel gennaio 2019 e si concluderà, tra arruolamenti e controlli periodici e programmati, a febbraio 2022. Lo studio è supportato dai finanziamenti della Fondazione Humanitas per la Ricerca, da Borsa FIRC e dai preziosi contributi dei donatori, i quali, con i loro piccoli grandi gesti di solidarietà, continuano a fare da incentivo ai numerosi progressi in campo oncologico.