Allarme epatite A: attenzione ai frutti di bosco congelati

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La notizia è di qualche giorno fa, quando è stato ufficialmente ordinato il ritiro dal mercato delle confezioni di miscela di frutti di bosco surgelati della marca Bosco Buono, lotto 13015, con scadenza 12/2014, confezionati dalla ditta Green Ice SPA via Roma Ponte Crenna (PV) in quanto è stata accertata la presenza del virus delle epatite A in dette confezioni.

L’assessorato alla sanità della provincia di Bolzano ne ha così disposto il ritiro e invitato tutti coloro che avessero acquistato il prodotto a non consumarlo in via precauzionale. Sono infatti in corso accertamenti più specifici per capire come mai i frutti siano stati contaminati e debellare al più presto il virus accertato.

Attualmente quindi  le attenzioni degli esperti  sono rivolte proprio a monitorare i casi di epatite A che potrebbero essere causati proprio da questi deliziosi frutti , molto consumati specialmente in estate. L’allerta è stata sollevata nel nostro paese da una circolare pubblicata sul sito del Ministero della Salute, secondo cui in Italia, nel periodo Marzo- Maggio 2013 c’è stato un incremento di casi superiore al 70% rispetto allo stesso trimestre di un anno fa.

Per il momento , si attendono i dati definitivi di tutte le regioni per determinare con certezza tutti i nuovi casi e valutare l’origine e la causa del contagio. Ad ogni modo, sembra che le regioni al momento maggiormente colpite siano quelle del centro- nord (Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna e Veneto) con casi da accertare anche in Puglia.

I focolai del virus sarebbero in aumento in tutta Europa secondo i dati del Ministero: ci sono stati infatti due casi eclatanti che hanno destato preoccupazione crescente; il primo ha visto coinvolti 85 persone provenienti dai paesi Nord Europei, da ricondurre secondo voci ufficiali proprio al consumo di frutti di bosco congelati di importazione extra europea  soprattutto provenienti dalla Bulgaria, Polonia, Serbia e Canada, frutti che durante la coltivazione e l’irrigamento sarebbero venuti a contatto con il virus in qualche modo (probabilmente acqua infetta) e l’altro riscontrato in 35 turisti di ritorno dall’Egitto e in diversi turisti stranieri che avevano soggiornato al nord Italia. In questo secondo caso, soprattutto per l’Egitto, quasi certamente l’origine delle epatite A sarebbe dovuto alle scarse condizioni igienico-sanitarie dello stato nord-africano.

Generalmente, il contagio delle epatite A avviene per via oro-fecale, ovvero attraverso il consumo di acqua ed alimenti contaminati da feci infette; i più rischiosi sono i molluschi, in special modo le cozze e le vongole, che popolano le acque prossime allo sbocco delle falde ma anche tutta la verdura e alcuni frutti come appunto quelli di bosco che facilmente potrebbero venire in contatto con il virus attraverso acqua infetta.

Ecco perché si consiglia sempre di lavare con acqua e amuchina le verdure e i frutti  che vengono consumati freschi, proprio per scongiurare qualsiasi infezione. Il virus è piuttosto resistente ma con una bollitura di 5-10 minuti viene completamente debellato. Questo è il principale motivo per cui si raccomanda sempre di cuocere i molluschi e se possibile le verdure quando molto incerta sia la loro provenienza.

Per quanto riguarda il contagio tra le persone, è sufficiente che una singola persona portatrice del virus manipoli del cibo senza essersi accuratamente lavato le mani dopo essere stato in bagno, per divenire un pericoloso veicolo di infezione. Da qui l’osservanza di tutte quelle regole igienico sanitarie che hanno molteplici finalità, tra cui anche prevenire la diffusione delle epatite.

Il virus ha un periodo di incubazione che va dai 6 giorni ai 50 giorni al termine del quale un soggetto può accusare malesseri generici e febbre. Ci sono persone in cui i sintomi potrebbero non esserci. Normalmente invece insorgono in maniera brusca, similari a quelli tipici di una gastroenterite quali dolori localizzati soprattutto nell’area epatica, dolori muscolari e addominali, stanchezza, nausea e vomito, perdita di appetito ecc. a volte la pelle e la parte bianca degli occhi possono assumere un colorito  giallastro per qualche settimana.

Ad ogni modo le complicazioni più gravi derivanti dall’epatite A sono estremamente rare, tanto che la maggior parte delle persone colpite va incontro a remissione spontanea entro qualche mese o al massimo a recidive che ne prolungano i tempi di guarigione. Fortunatamente le epatite A non sono così pericolose come le altre esistenti; naturalmente ciò non significa che si possono sottovalutare anche perché dipende da individuo a individuo, dalle altre condizioni di salute esistenti, ecc per cui la migliore profilassi da dottare sono sicuramente le norme igieniche tra le persone e nel trattamento dei cibi, evitando di bere acqua dei paesi a rischio dove le condizioni igieniche sono più precarie ed eventualmente effettuare la vaccinazione apposita, specialmente per chi pensa di recarsi nei luoghi più a rischio, almeno tre mesi prima della partenza, effettuando un richiamo 20 giorni dopo. In tal modo si assicura una protezione pari al 90%.

Carmine Ferro
Sono Napoletano, 35enne, laureato in Ingegneria Ambientale all'Università degli Studi di Salerno con una particolare attitudine per il risanamento ambientale e la depurazione delle acque reflue, il riciclo, il riutilizzo, la raccolta differenziata. Mi interesso di tutto ciò che ecologico e bio. soprattutto nell'ottica della sostenibilità ambientale.