Il tumore alla prostata:cause e cure

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tumore_della_prostata

tumore_della_prostataE’ una neoplasia che ha origine nelle cellule ghiandolari secretorie, e quindi viene chiamato adeno-carcinoma, e la sua progressione è influenzata dall’assetto ormonale del paziente. E’ una patologia lenta e che non presenta generalmente sintomi negli stadi iniziali (ma solo quando la malattia è avanzata e intacca anche gli altri organi) poiché la regione della ghiandola dove più di frequente si origina è quella periferica della prostata che non ha contatto diretto, quindi, con le vie urinarie.

Sintomi e fattori di rischio

Con l’avanzare della malattia, i sintomi più frequenti sono pollachiuria (emissione con elevata frequenza di piccole quantità di urina), nicturia (necessità molto frequente di eliminare l’urina durante il riposo notturno), disuria (emissione di urine con difficoltà), e diminuzione della potenza del getto urinario (in rapporto all’ostruzione uretrale quindi): molto simili a quelli dell’ipertrofia prostatica benigna. Altri sintomi legati alla progressione locale del tumore sono: ematospermia (presenza del sangue nel liquido seminale), dolore perineale e alterazioni della funzione erettile. L’ematuria (presenza di sangue nelle urine) è presente in meno del 15% dei casi, mentre la ritenzione acuta d’urine è assai rara e sintomi di malattia sistemica, come la perdita di peso e l’astenia, interessano al massimo il 10% dei pazienti.

Le cause del tumore alla prostata sono poco conosciute ma fattori ormonali, genetici e dietetici ne influenzano sicuramente lo sviluppo.

Finora il fattore di rischio più importante è l’età, ma bisogna segnalare anche:

Fattori ormonali: il cancro della prostata è un tumore androgeno/dipendente, gli uomini castrati o con ipopituitarismo, prima dell’età di 40 anni, raramente sviluppano la malattia. Inoltre, è meno frequente in soggetti con malattie croniche epatiche che comportano un aumento di livelli di estrogeni, i quali controbilanciano l’azione degli androgeni testicolari. Tuttavia, non esistono dati definitivi.

Fattori occupazionali: una percentuale maggiore di cancro è stata riportata nei lavoratori esposti al cadmio, nei chimici, nei pittori, nei lavoratori del legno, della gomma e dell’industria tessile.

Razza: è soprattutto una malattia dei paesi occidentali. Le percentuali più elevate di incidenza e mortalità sono riportate per i maschi afro-americani negli Stati Uniti, mentre quelle più basse in Giappone, Cina e paesi asiatici.

Familiarità: il carcinoma prostatico ereditario si riscontra nel 5-10% di tutti i casi di cancro della prostata e rappresenta fino al 40% dei tumori prostatici in maschi di età <55 anni. Alcuni studi infatti, hanno evidenziato l’esistenza di mutazioni della linea germinale a carico di alcuni geni che conferiscono una predisposizione allo sviluppo della malattia, indipendentemente dai fattori ambientali.

Fattori dietetici: si è rilevato che l’aumento dei grassi nell’alimentazione quotidiana comporti un incremento dell’incidenza di carcinoma prostatico.

I principali trattamenti:chirurgia, radioterapia e cura ormonale

– La Terapia Chirurgica. Negli stadi iniziali della malattia (I e II), e se le condizioni del paziente lo permettono, si può effettuare la rimozione radicale della prostata in quanto permette un’ottima prognosi con un tasso di sopravvivenza a 10 anni che si aggira sul 90% (anche se a volte può causare complicanze quali disfunzione erettile, circa il 60%, e incontinenza urinaria per circa il 7%).

– La Radioterapia. Efficace soprattutto negli stadi iniziali del tumore, può essere proposta anche con metodica a fasci esterni se il tumore risulta localmente avanzato o nei casi di recidive. Come complicanze possono presentarsi deficit dell’erezione (dal 25 al 50%) e disturbi irritativi delle basse vie urinarie, con possibili quadri di “urge incontinence”.

– Il Trattamento Ormonale. Se non si possono utilizzare i metodi precedenti o la malattia è ormai sistemica, si può ricorrere ad un trattamento ormonale antiandrogenico con farmaci che agiscono sia centralmente (analoghi LHRH) che perifericamente (Ciproterone acetato, Bicalutamide, Flutamide ed altri), inibendo l’azione di stimolo da parte degli androgeni sulle cellule tumorali prostatiche e ritardando così la progressione della malattia. Anche l’ormono-terapia ha degli effetti collaterali importanti quali la drastica diminuzione della libido, la disfunzione erettile e la ginecomastia (aumento di volume della ghiandola mammaria).

In Italia si registrano circa 11.000 nuovi casi ogni anno e tra questi i decessi sono pari a circa 6.300 (circa il 7% delle morti per tumore negli uomini). Il 60% circa dei casi di decesso avviene nel Nord del Paese, forse a causa delle abitudini alimentari e delle condizioni ambientali differenti, e rappresenta la seconda causa di morte per neoplasia nella popolazione maschile italiana, dopo il cancro al polmone. Attualmente ogni italiano con più di 65 anni ha circa il 3% di probabilità teorica di morire per questa malattia e la percentuale è direttamente proporzionale con l’aumento dell’età, anzi esponenziale: nel 70% dei reperti autoptici in uomini con più di 90 anni si riscontra almeno una microfocolaio tumorale.
Da notare anche come le persone di colore abbiano un rischio da 1,5 a 2 volte maggiore (rispetto alla norma) di sviluppare la malattia e mediamente, con un’età d’insorgenza più bassa.

Tutte le diverse terapie attualmente disponibili per il tumore alla prostata hanno delle ripercussioni sulla sfera sessuale. Anche se negli ultimi anni ha subito delle migliorie tecniche, la terapia chirurgica provoca una disfunzione erettile in circa la metà dei pazienti. Le percentuali chiaramente variano col variare dell’età, delle malattie concomitanti e della funzione erettiva preoperatoria.

Anche la radioterapia può parimenti danneggiare la normale funzionalità erettile e qualora si proceda alla brachiterapia si ottiene una percentuale maggiore di rapporti sessuali dolorosi, anche se con un tasso di disfunzione erettile minore.

La terapia ormonale è quella gravata dalla più alta percentuale di effetti collaterali che nell’ambito sessuale si manifestano con deficit erettile e riduzione della libido.

E’ importante però ricordare che esistono delle terapie efficaci nella riabilitazione e/o nel recupero funzionale del paziente con deficit erettile susseguente alla terapia per tumore alla prostata: Vacuum device, PGE intracavernoso od intrauretrale, inibitori delle Fosfodiesterasi e protesizzazione peniena. L’attività sessuale comunque non è controindicata nel caso del tumore alla prostata e una completa riabilitazione sessuale, qualora necessaria, è importante per la salute psicologica ed affettiva del paziente.