Interazioni pericolose tra alcune erbe e farmaci

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erbe e farmaci

Alcune erbe giocano brutti scherzi a chi soffre di malattie cardiovascolari e prende farmaci. I rimedi vegetali, infatti, riducono l’effetto di molte medicine o, al contrario, lo amplificano.

Chi ad esempio segue cure farmacologiche per il cuore, deve stare attento ad alcuni integratori ed estratti di piante: assunti insieme possono dare anche gravi problemi di salute. Quindi la regola d’oro è che chi segue una terapia per il cuore, prima si assumere qualsiasi estratto vegetale, integratore o bevanda a base di erbe, deve interpellare il proprio medico curante. Inoltre mai prendere la propria medicina e altre sostanze insieme o a breve distanza di tempo.

Molti di noi consumano quotidianamente liquirizia, ma attenzione se state curando la pressione, perché può ridurne l’efficacia. La liquirizia è contenuta in vari integratori e lassativi vegetali e può interferire con diversi farmaci per il cuore. Inoltre non va mai presa insieme a prodotti a base di digitale (curano lo scompenso cardiaco), perché ne aumenta il rischio di effetti collaterali. Se poi il medico ha prescritto un diuretico, può abbassare bruscamente i livelli di potassio, procurando forti dolori muscolari.

Niente tè verde per chi usa gli anticoagulanti, perché le foglie della famosa bevanda sono ricche di vitamina K, che interferisce con il Warfarin, un anticoagulante, e nei casi più gravi può provocare addirittura una trombosi. Idem per il succo di mirtillo americano (il famoso cranberry), che se preso con l’anticoagulante, ne amplifica l’effetto, con il rischio di emorragie.

Il succo di pompelmo può contenere flavonoidi e furano cumarine a livelli tali da interferire con i farmaci calcio-antagonisti, provocando bruschi abbassamenti della pressione, oppure con le statine, i farmaci anticolesterolo.

Gli integratori a base vegetale di aglio, ginkgo biloba, salice, olmaria e zenzero, possono influire anche sull’azione dell’aspirinetta che prendono i cardiopatici.

Infine attenzione alle erbe lassative a base di antrachinonici (senna, aloe, cascar, fragola), perché prese in modo continuativo (per molte settimane o mesi), possono dare problemi se si assumono in contemporanea farmaci digitalici (sostanze estratte dai fiori della digitale, nome comune di diverse piante del genere Digitalis la più importante delle quali è la Digitalis purpurea).

Mentre gli estratti di ginseng possono ridurre l’efficacia degli antipertensivi.

Naturalmente la relazione pericolosa tra alcune erbe e farmaci si scatena solo con il susseguirsi costante nel tempo del consumo di entrambi contemporaneamente, senza un adeguato controllo medico.

Sonia Brunelli
Sonia Brunelli vive a Imola dove ha studiato agraria occupandosi di alimentazione per diversi anni in una nota azienda del territorio. Si è poi specializzata nella gestione aziendale e ad oggi lavora per una ditta che promuove nuove starup con progetti e idee innovative.