Arfid: il problema di chi “odia” il cibo!

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Arfid (Avoidant Restrictive Food Intake) è un nuovo disturbo alimentare e psicologico per cui si tendono ad eliminare numerose categorie di cibi con gravi deficit per la salute e il benessere dell’organismo.

Questo disturbo del comportamento alimentare è stato per tempo sottovalutato (anzi mai identificato). Solo da poco i classici “capricci” stanno prendendo una piega più seria denominata Arfid. Quali sono i rischi? Come intervenire? Cerchiamo di capire perchè il cibo di punto in bianco viene eliminato mostrando quasi avversione al consumo di determinati alimenti.

Piatto vuoto e mancanza di interesse

Niente pesce oppure assenza totale di verdure e frutta, oppure peggio ancora, NO categorico a tutto ciò che solido o liquido (e qui il problema diventa molto serio), è quindi necessario intervenire per non far degenerare la salute.

Chi soffre di Arfid in genere mangia poco o nulla. Un piatto quasi sempre vuoto (in opposizione alle regole del piatto), la dieta alimentare diventa sempre più povera, incompleta e con una pericolosa carenza di nutrienti.

Il problema non interessa solo bambini e adolescenti, tanti gli adulti che per moda o per altro tendono ad eliminare intere categorie di alimenti dal proprio regime alimentare. Questa tendenza crea allarmismi per la salute. Da cosa deriva l’avversione a determinati alimenti?.

Perchè il cibo diventa “antipatico”?

Chi soffre di Arfid tende a respingere solo alcune categorie di alimenti. In base a cosa avviene questa avversione? Spesso è il sapore a far rifiutare il cibo, altre volte l’odore, altre ancora la consistenza.

In genere il rifiuto colpisce i cibi avvertiti come viscidi, gommosi o granulosi, legati all’effetto sensoriale che procura. Oppure ancora il rifiuto interessa i cibi pericolosi (ovvero quelli che possono soffocare o rimanere incastrati in gola).

In tutti questi casi la causa all’origine dell’arfid e del rifiuto al cibo è la PAURA, timore che quel cibo possa fare male. L’arfid rischia anche di far isolare i soggetti che ne sono colpiti, l’ansia prevale e diminuiscono anche le relazioni sociali. Si evita di uscire in gruppo, di andare a cena fuori ecc. Oltre al rischio psicologico c’è però anche quello fisico (ben più pericoloso).

Arfid e la salute fisica

Mangiando poco e male si rischia di non apportare all’organismo il giusto carico di nutrienti: proteine, vitamine, ferro, fosforo. In questo modo c’è il rischio di andare in deficit con il sistema immunitario (come capire se il sistema immunitario è debilitato?), si possono avere anemie, carenze nutrizionali e le ossa diventano più fragili.

Stare a tavola senza interesse, o peggio ancora non sedersi affatto rischia di diventare un atteggiamento pericoloso soprattutto tra i giovani. Vivere il momento del pasto come una forzatura rischia di adagiare la persona in questo stato da cui non è semplice uscirne. Come guarire dal disturbo di Arfid?.

Il percorso per uscirne

Si può guarire dall’avversione al cibo? C’è una soluzione per l’Arfid? Si può guarire da questo disturbo, ma non da soli. L’aiuto di un team di specialisti può essere fondamentale per uscire dal tunnel e ritrovare un rapporto sereno ed equilibrato con il cibo.

Gli specialisti sostengono il soggetto colpito da Arfid agendo su ogni aspetto del disturbo. Il team medico è composto da personale specializzato che aiuta il soggetto sia sull’aspetto psicologico che su quello alimentare e fisico:

  • medico: si occupa delle alterazioni organiche
  • nutrizionista: consiglia la dieta adeguata
  • dietologo: permette di raggiungere il peso-forma
  • psicologo: lavora sui problemi relazionali con il cibo e con gli altri andando all’origine del problema.

Combattere Arfid è possibile, serve volontà e soprattutto un’equipe medica specializzata e professionale.