Come riconoscere i principali disturbi alimentari?

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Molti disturbi del comportamento alimentare (Dca) sono diffusi solo nei paesi occidentali industrializzati: anoressia, bulimia, fame nervosa, ortoressia, binge eating disorder (Bed) o disturbo da alimentazione incontrollata. Purtroppo sono tutte facce dello stesso dado.

Questi disturbi sono strettamente correlati ai canoni della moda e della bellezza, con una forte connotazione socioculturale, trovando terreno fertile soprattutto tra gli adolescenti (fascia 13-19 anni), già alle prese con un periodo della loro vita particolarmente difficile.

I meccanismi psicologici principe sono: l’imitazione e la competizione.

Oggi le aspettative di una vita sempre più lunga, fanno si che si entri di fatto “nell’età matura e responsabile” sempre più avanti con gli anni. Prolungando e dilatando un’età adolescenziale anche oltre i diciannove anni. Oggi, i disturbi alimentari sono aumentati in modo esponenziale e non colpiscono più solo adolescenti, ma anche trentenni e quarantenni.

Il fatto che negli ultimi cinquanta anni gli ideali di bellezza proposti siano passati da valori normali (indice di massa corporea, imc 18,5-24,9) a valori patologici (imc 16-17) dovrebbe far riflettere: per la prima volta nella storia dell’umanità l’ideale di bellezza è stato disgiunto da quello di salute. Oggi una donna formosa e morbida come Marylin Monroe (indossava una 46) sarebbe stata definita troppo grassa.

Alla base dei disturbi del comportamento alimentare, spesso ci sono una concomitanza di fattori: disagi psicologici, fragilità personali, vulnerabilità, forte emotività, bassa autostima, isolamento sociale, difficoltà di comunicazione con la famiglia e il mondo circostante. I soggetti colpiti sono quasi sempre donne, solo un uomo su cento soffre di disturbi comportamentali legati all’alimentazione.

Spesso s’inizia sperimentando diete squilibrate e troppo povere, fino a quando la dieta diventa un’ossessione e talvolta esaspera comportamenti alimentari sbagliati. A ciò si somma il mito del fitness, che “obbliga” a estenuanti sessioni in palestra trasformandosi in un comportamento patologico, ossessivo e ritualistico. La comparsa di questi tre fattori sono campanelli d’allarme dell’insorgere di disturbi del comportamento alimentare.

Tutti abbiamo nel nostro stile alimentare “manie” e aspetti peculiari, ma quando questi elementi divengono tali da compromettere la qualità della nostra vita e dei nostri rapporti sociali dobbiamo pensare alla presenza di un disturbo alimentare.

Quando è presente un Dca, il pensiero principale attorno al quale ruota la tua vita è il cibo.

Anoressia e bulimia

Nel caso dell’anoressia nervosa vi è auto-restrizione quotidiana dell’alimentazione dovuta a un’eccessiva preoccupazione per il peso e le forme corporee, che si esprime in una continua e ossessiva paura di ingrassare, spesso immotivata. Il cibo viene quasi eliminato dalla propria vita. Il principale sintomo è il rifiuto di mantenere il peso corporeo entro i livelli di normalità e la perdita di peso è accompagnata nei soggetti di sesso femminile dalla scomparsa delle mestruazioni (amenorrea). Le complicanze di tipo medico sono a livello gastro-intestinale, cardio-vascolare, ematologico, osseo, renale, dermatologico, neurologico e dell’equilibrio idro-elettrolitico. Compaiono spesso anche disturbi del sonno e un totale disinteresse sessuale. Lo stato di malnutrizione può portare anche alla morte. La mortalità nell’anoressia nervosa è compresa tra il 5 e il 15% dei casi.

I campanelli d’allarme dell’anoressia nervosa sono:

  • selezionare mentalmente e fisicamente la dose da mangiare, conteggiando le calorie
  • mangiare molto lentamente, in solitudine, facendo piccoli bocconi, sminuzzando e spezzettando esageratamente il cibo, eliminando e asciugando i condimenti, togliendo ogni parte visibile di grasso dal cibo
  • usare le posate in modo anomalo (ad esempio mangiare con una piccola forchetta o un cucchiaino)
  • nascondere il cibo e lasciare sempre qualcosa nel piatto
  • usare spezie e aromi in quantità eccessive
  • bere quantità eccessive di liquidi fuori pasto
  • assumere sempre gli stessi cibi e pietanze.

La bulimia nervosa è identica all’anoressia nervosa, ma il decorso è diverso, spesso la persona che soffre di bulimia mantiene un peso abbastanza normale alternando tentativi di dimagrire con abbuffate e condotte di compenso come il vomito indotto, l’utilizzo inadeguato di lassativi o diuretici, il digiuno o l’esercizio fisico eccessivo. Le abbuffate compulsive e l’utilizzo improprio di mezzi di compenso avvengono in media almeno due volte alla settimana. La bulimia nervosa è presente nell’1-3% della popolazione femminile in età a rischio. L’insorgenza della bulimia è spesso preceduta da ripetuti tentativi di dieta (comportamento definito come “dieting”) che solitamente falliscono entro breve tempo.

Le complicanze di tipo medico sono a livello gastro-esofageo, renale, a carico del cavo oro-faringeo e di tipo odontoiatrico (dovute alla pratica del vomito autoindotto), dell’equilibrio idro-elettrolitico, disturbi del sonno e diminuzione dell’interesse sessuale. In bocca e in gola, possono prodursi anche piccole ferite con possibili infezioni nel continuo ripetersi di microlesioni causate dal tentativo di stimolare il vomito.

I disturbi alimentari non classificati come anoressia o bulimia

I disturbi dell’alimentazione non altrimenti specificati (EDNOS) comprendono da un lato situazioni simili all’anoressia o alla bulimia, alle quali manca tuttavia uno dei criteri richiesti per la diagnosi (ad esempio non c’è amenorrea oppure le abbuffate e le condotte compensatorie hanno una frequenza inferiore a 2 episodi alla settimana) e vengono perciò definite anche sindromi parziali o disturbi sotto soglia. Questo è il caso del binge eating disorder (Bed) o disturbo da alimentazione incontrollata, sussistono  “abbuffate compulsive” (come nel caso della bulimia), ma non accompagnate da strategie di compensazione. Il problema principale consiste cioè in una difficoltà a controllare l’impulso di mangiare, proseguendo fino a esserne sfiniti.

Sottolineo che si parla di “abbuffate compulsive” quando vengono rispettati questi fattori:

  • mangiare molto rapidamente in solitudine, in un periodo di tempo circoscritto (per esempio nell’arco di due ore), una quantità di cibo enorme (rispetto alla media in circostanze simili)
  • senso di mancanza di controllo sull’atto di mangiare durante l’episodio, fino ad avere una sensazione dolorosa di “troppo pieno”
  • provare disgusto di sé o intenso senso di colpa dopo l’atto di mangiare
  • la frequenza è di almeno due giorni la settimana per almeno sei mesi.

Esistono molti altri disturbi legati al comportamento alimentare, come l’ortoressia che è una forma di attenzione abnorme alle regole alimentari, alla scelta del cibo e alle sue caratteristiche di cibo “sano”. La vita sociale è limitata, in quanto, queste persone evitano inviti a cena a casa di amici o al ristorante perché non in grado di selezionare personalmente gli ingredienti dei vari piatti.

La sindrome “mastica e sputa” (chewing and spitting): si masticano grandi quantità di cibo che poi non viene deglutito.

L’anginofobia: si ha paura di deglutire e rimanere soffocati. Spesso questo disturbo colpisce i bambini. I soggetti che ne sono afflitti vivono un dramma quotidiano, in particolare, al momento dei pasti e il malato soffre regolarmente di attacchi di panico.

Curare i disturbi del comportamento alimentare, non è semplice. E’ necessario un trattamento effettuato da un’équipe multidisciplinare, composta da medici, dietisti, nutrizionisti, psicologi e psicoterapeuti.

E’ utile intervenire contemporaneamente attraverso varie terapie: farmacologica, psicoterapia, nutrizionale, gruppi di auto-aiuto, colloqui con i familiari per aiutarli a conoscere la malattia e sostenerli durante il percorso di cura del soggetto malato.

Per coloro che cercano un aiuto: consultare online il sito del Ministero della Salute, che mette a disposizione una mappa delle strutture dedicate ai disturbi del comportamento alimentare in tutta Italia.

Sonia Brunelli
Sonia Brunelli vive a Imola dove ha studiato agraria occupandosi di alimentazione per diversi anni in una nota azienda del territorio. Si è poi specializzata nella gestione aziendale e ad oggi lavora per una ditta che promuove nuove starup con progetti e idee innovative.