Dieta choc: dagli USA arriva il cerotto cucito sulla lingua

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Il peso forma è sintomo di benessere psicofisico: essere normopeso è indice di salute, poiché, come sappiamo bene, i chili di troppo possono causare problematiche piuttosto serie, come diabete, cancro e infarto. Purtroppo, però, l’ossessione del perdere peso può spingere verso pratiche estreme, diete improponibili e metodi molto poco ortodossi.

E’ il caso dell’ultima tendenza, una dieta choc che nasce negli Stati Uniti e comporta la cucitura di un cerotto sulla lingua. Non è una vera e propria dieta ma una pratica di tortura: il cerotto rende l’atto del mangiare talmente doloroso da impedire l’assunzione di qualsiasi cibo. L’ideatore di questa “dieta” è Nikolas Chugay, chirurgo plastico di Beverly Hills.

In un mese di tempo, assicura il medico, si possono perdere fino a 10 kg. Il cerotto è fatto di marlex, un materiale utilizzato per riparare le ernie e per produrre gli hula hoops e viene cucito sulla lingua con sei punti di sutura.

Il paziente dovrà così assumere solo liquidi e integratori, assimilando solo 800 calorie al giorno. Il cerotto può essere portato per un mese soltanto, in quanto, in tempi più lunghi, potrebbe essere inglobato nella lingua. Il cerotto, non ancora approvato dalla FDA (Food and Drugs Administration), può portare gonfiore alla lingua e difficoltà nel parlare.

Purtroppo, per chi vuole dimagrire senza sforzi (senza ad esempio svolgere esercizio fisico quotidiano e controllando quello che si mangia), non esistono molte alternative, a parte il bypass gastrico e il bendaggio gastrico, entrambi molto costosi. Il cerotto costa 2 mila dollari e sembra essere per questo molto richiesto.

La dietista Giovanna Cecchetto, presidente dell‘Associazione Nazionale Dietisti, commenta così la pratica: “si tratta di una tortura, perché si pone in contrasto con la spinta biologica ad alimentarsi che è incontrollabile dalla volontà e non esiste alcun caso giustificabile in cui applicarlo. I rischi prevedibili sono legati alle conseguenze fisiche, psico-emotive e metaboliche del digiuno cui è costretto chi ne fa uso”.