Emotional eating, come controllare la fame improvvisa

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Prima o poi capita a tutte: una delusione d’amore, un periodo particolarmente stressante sul lavoro, un problema di salute che sembra sopraffarci o una semplice lite con un’amica o il fidanzato, basta a volte poco per scatenare una fame nervosa e incontrollabile. Come si suol dire, cerchiamo di riempire con il cibo il vuoto d’amore o comunque di combattere un malessere che coviamo dentro.

Come capire se siamo affetti da attacchi di fame nervosa o se si tratta semplicemente di fame dovuta a stili di vita errati (arrivare affamate al pranzo perché si salta la colazione per esempio), che possono essere corretti con una dieta e uno stile alimentare sano ed equilibrato? Nel primo caso, infatti, una dieta potrebbe non bastare effettivamente per risolvere il problema alla radice.

Come spiega il Dr Joy Jacobs, professore associato alla School of Medicine della University of California a San Diego e psicologo dei disturbi alimentari, ogni tipo di emozione, se non ben gestita a livello personale, può portare a quello che lui definisce l’abbuffata emozionale, ovvero l’emotional eating, di cui si parla sempre più spesso.

Con questo termine si indica quel fenomeno per il quale si sceglie di sfogare un’emozione (quasi sempre negativa) sul cibo, anziché lavorarci a livello interiore per mitigare le emozioni e controllarle opportunamente. In fondo, i danni sarebbero limitati se, durante le abbuffate, scegliessimo, tra le tante possibilità, cibo sano e poco calorico, quel tipo di cibo (come frutta e verdura) di cui non si è mai sazi. E, invece, come molte di noi sanno bene, basta una litigata con il proprio compagno per farci ritrovare poco dopo con una vaschetta di gelato in mano, davanti alla tv o ad ascoltare musica sul divano. Niente di più sbagliato.

O meglio, si tratta di un processo completamente naturale e fisiologico ma sbagliato dal punto di vista comportamentale: l’innalzamento improvviso degli zuccheri nel sangue (prodotta dal cibo zuccherino) comporta una sensazione immediata di benessere, ma di breve durata. Aumentano i livelli degli ormonipositivi” e del benessere, come la serotonina, ma subito dopo il livello d’insulina cala e si entra in un circolo vizioso, dove l’organismo richiede continuamente altro glucosio.

Come risolvere il problema dunque? Premettendo che, in alcuni casi, sarebbe meglio rivolgersi allo psicologo per dipanare la matassa delle proprie emozioni (soprattutto se il problema dell’emotional eating si accompagna ad altri disturbi del comportamento, come ansia, fobie, paranoie e così via), è comunque possibile provare a darsi delle regole per affrontare il problema.

Per far aumentare la dopamina e la serotonina senza dover mangiare zuccheri, producendo ugualmente uno stato di benessere generale, si possono scegliere diverse attività rilassanti per la mente e il corpo: un automassaggio, la lettura di un buon libro, un’uscita con le amiche, lo shopping più sfrenato, telefonare alla migliore amica, coltivare l’orto di casa, uscire a fare una passeggiata all’aria aperta in una strada poco trafficata, fare jogging, fare la sauna o l’idromassaggio in un centro benessere, e tante tante altre attività ugualmente rilassanti.

Vi regaliamo altri due consigli pratici: quando sentiamo l’esigenza di abbuffarci, prendiamo un foglio di carta e buttiamo giù le nostre emozioni, anche se non ne discuteremo mai con nessuno sarà molto importante fissare su carta i nostri pensieri e lavorarci una volta passata la “crisi”.

Seconda cosa: durante gli attacchi di fame improvvisa, sorseggiamo the verde o nero; la teanina stimola il cervello a rilasciare ormoni in grado di lenire l’inquietudine e l’ansia.