Reflusso gastroesofageo: i consigli della nutrizionista

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Configurandosi come un evento non patologico se limitato a pochi e sporadici episodi oppure, al contrario, come una condizione patologica se associato a cronicità, il reflusso gastroesofageo si caratterizza come la risalita in esofago del contenuto gastrico.

Il problema è piuttosto comune e può avere ripercussioni negative sulla qualità della vita quotidiana. 

Nei paragrafi che seguono, verranno elencati i sintomi e le principali cause alla base del reflusso gastroesofageo e seguiranno alcune indicazioni di carattere nutrizionale e comportamentale.

Sintomi e cause

Il reflusso gastroesofageo si accompagna ad acidità, rigurgito, pirosi, gonfiore post-prandiale e, talvolta, anche a dolore toracico, raucedine, ed esofagite.

Le cause del fenomeno possono essere imputabili a malnutrizione proteica per difetto, che renderebbe meno efficaci la muscolatura e le strutture implicate nei processi digestivi, oppure a malnutrizione per eccesso, con accumulo di grasso addominale.

In aggiunta, il reflusso può essere correlato anche a problemi di motilità dell’esofago, a un rallentato svuotamento gastrico, a condizioni di ansia e stress, al tabagismo e alla presenza di un’ernia iatale.

Per quanto riguarda la velocità di svuotamento gastrico, essa dipende in gran parte dalla natura del cibo ingerito.

Un pasto ricco di carboidrati determina un rapido svuotamento gastrico, mentre un pasto ricco di proteine determinerà uno svuotamento gastrico più lento.

Il processo diviene ulteriormente laborioso se il pasto abbonda in componenti grassi, che sono in grado di esercitare un effetto frenante sul normale svuotamento.

Più in generale, lo svuotamento gastrico è più rapido per liquidi, impiegando circa quindici minuti, mentre per i cibi solidi occorrono fino a due ore, a seconda della loro composizione. Per le fibre alimentari, le quali non vengono digerite, occorrono invece diverse ore.

Scopi della dietoterapia e alimentazione

Data la stretta correlazione tra alimentazione e comparsa del reflusso gastroesofageo, la dieta riveste un ruolo molto importante.

Più nello specifico, si parla di dietoterapia, evidenziando il ruolo dell’alimentazione nel miglioramento di questa specifica condizione. 

Per quanto concerne l’argomento di oggi, la dietoterapia è finalizzata al raggiungimento di un’alimentazione equilibrata, all’attenuazione della pirosi e del dolore retrosternale e alla prevenzione o al trattamento di una eventuale esofagite.

Entriamo adesso nel merito delle indicazioni pratiche. In caso di reflusso gastroesofageo, è opportuno evitare o ridurre i cibi che possano irritare la mucosa gastrica ed esofagea. A questo proposito, forniamo il seguente elenco:

  • agrumi e i succhi di agrumi;
  • altri frutti acidi (ananas, kiwi, fragole);
  • pomodori e derivati del pomodoro;
  • caffè e tè, in particolar modo se a digiuno;
  • spezie (paprika, pepe, peperoncino, curry, ecc.,);
  • cibi e bevande eccessivamente caldi o freddi;
  • bibite gasate.

Allo stesso modo, è consigliabile ridurre i cibi che possano indurre un rilassamento nello sfintere esofageo inferiore, ovvero la struttura valvolare posta tra l’esofago e lo stomaco che, in condizioni normali, si oppone alla risalita dei succhi gastrici in esofago.

I cibi in questione sono i seguenti:

  • cioccolato;
  • aglio;
  • cipolla;
  • menta;
  • bevande alcoliche e aceto;
  • cibi molto grassi (burro, maionese, margarina, panna da cucina, carni grasse, cibi fritti, ecc.,).

In generale, è consigliabile ricorrere a cibi leggeri a facilmente digeribili, come riso, cereali integrali, pesci magri, carne bianca.

La frutta di stagione, non acida, e le verdure cotte possono essere consumate. Lo stesso vale per lo yogurt e l’olio d’oliva a crudo.

Consigli comportamentali

In caso di reflusso gastroesofageo, è buona norma associare all’alimentazione anche alcune buone abitudini volte a contenere il problema. 

In generale, è consigliabile bere poco durante il pasto, prediligere pasti semplici e poco abbondanti. È opportuno mangiare lentamente, allontanando fonti di stress o distrazione. 

Anche mantenere una postura eretta, sia durante il pasto che subito dopo, può essere di aiuto. Inoltre, praticare attività fisica lontano dai pasti può essere utile nella riduzione della distensione addominale.

È consigliabile evitare un abbigliamento eccessivamente stretto a livello addominale, al fine di ridurre fenomeni di compressione.

Infine, è consigliabile eliminare o ridurre il fumo di sigaretta, e sospendere il consumo di gomme da masticare.

Bibliografia

Seremet, Nilgun & Karaagaoglu, Nilgun & Kaner, Gulsah & Tel Adigüzel, Kübra. (2015). Gastroesophageal Reflux Symptoms and Nutritional Preferences. Studies on Ethno-Medicine. 9. 305-318. 10.1080/09735070.2015.11905448.


Dott.ssa Gabriella Reggina
Ho conseguito la laurea magistrale in biologia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II e sono iscritta all’Ordine Nazionale dei Biologi. Attualmente, mi occupo di nutrizione umana e di igiene degli alimenti. Leggo e mi aggiorno costantemente sui settori di mia competenza e sulla biologia in generale. Amo scrivere e fare divulgazione in materia di alimentazione equilibrata, nutraceutica e fitoterapia.